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ETERNA OCCUPAZIONE - Le basi militari statunitensi in Giappone

da Impaction del febbraio 2008
Yukari Saito (scritto per Internazionale)
Fonte: Internazionale n.741
24/30 aprile 2008

Impaction febbraio 2008

 "In Giappone l'occupazione statunitense cominciata con la resa dell'agosto del 1945 non è mai finita. Da 62 anni viviamo in una situazione simile a quella dell'Iraq. Ma sia la destra sia la sinistra non sembrano farci caso".

Lo scrive sul bimestrale politico Impaction Ken'ichi Asano, docente di sociologia all'università Doshisha di Kyoto ed ex inviato in Asia dell'agenzia di stampa Kyodo News. Secondo Asano "l'accettazione quasi inconsapevole di questa occupazione di fatto" è la causa principale della scarsa autonomia del Giappone sullo scenario internazionale. Asano, inoltre, sottolinea l'atteggiamento contraddittorio dei progressisti, che cominciano ad accettare l'idea d'inviare le truppe all'estero nell'ambito delle missioni Onu: probabilmente sono stati convinti dalle false voci sulla vigliaccheria dei giapponesi, che finanziano le missioni senza inviare soldati. "Ma le missioni, in realtà, sono operazioni militari guidate dagli Stati Uniti. Ed è sempre Washington a decidere come spendere i soldi".

Tuttavia, conclude Asano, la cosa più singolare è che perfino l'estrema destra nazionalista considera normale il predominio statunitense. Infatti, sono sempre i gruppi ultranazionalisti a ostacolare le proteste dei cittadini contro le violenze commesse dai militari statunitensi presenti in Giappone.

 

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