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LADRI di BALENE

Il governo giapponese continua a insistere sulla caccia commerciale ai cetacei, nonostante nessuna azienda alimentare è interessata a trattare la carne di questo animale.
25 giugno 2009 - Yukari Saito (scritto per Internazionale n. 801)
Fonte: Shukan Kin'yobi 12 giugno 2009

Shukan Kin'yobi 12 giugno 2009

Alla vigilia della sessantunesima sessione della Commissione baleniera internazionale, riunita nell’isola di Madeira, il settimanale Shukan Kinyobi analizza la politica di Tokyo sulla caccia ai cetacei.

“Nessuna azienda giapponese vuole più trattare e vendere carne di balena, perché non lo considera un buon affare. Eppure il governo vorrebbe cancellare del tutto la moratoria sulla caccia, giustiicando le sue posizioni ogni volta in modo diverso”.

Un anno fa due attivisti giapponesi di Greenpeace sono stati arrestati per aver denunciato il contrabbando della carne di balena praticato dai balenieri che tornavano dall’Antaritide dove dovevano svolgere delle indagini scientiiche.

I due attivisti si erano impossessati di uno dei pacchi che contenevano carne affumicata, non adatta alle indagini scientiiche, da consegnare come prova d’accusa per la magistratura.

Ma i giudici hanno deciso di archiviare il caso e hanno accusato di furto i due ambientalisti. “Tra il 2005 e il 2006 i giapponesi hanno ucciso più di mille balene. Il governo appoggia queste attività parlando della necessità di studiare il contenuto dello stomaco delle megattere per salvaguardare l’ecosistema marino”, scrive la rivista. Ma nemmeno questo spiega davvero perché Tokyo vorrebbe cancellare la moratoria.

Note:

pubblicato su Internazionale n. 801 del 26/6-2/7 2009

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