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10 ottobre 2010 - GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE I

LA PENA DI MORTE in GIAPPONE: SITUAZIONE DI OGGI - INTERVISTA all'avvocatessa TAGUSARI

Per la giornata mondiale contro la pena di morte, abbiamo intervistato una degli attivisti giapponesi in prima linea, l'avvocatessa Maiko TAGUSARI.
6 ottobre 2010 - Yukari Saito


CONVEGNO a FAENZA - 8 ottobre 2010

 Centro di documentazione sara' presente al Convegno "Uno strano frutto, un amaro raccolto: LA PENA DI MORTE" organizzato dal Museo Internazionale di Ceramiche di Faenza il Venerdì 08 ottobre, alle ore 10:00, presso la sede del Museo.

L'intervento e' intitolato: "Il cappio giapponese: un nodo di potere difficile da sciogliere" 

http://www.micfaenza.org/it/mic-il-museo/dalmuseo.php?id=167

-- E' vero che in Giappone c'è il problema di una non netta separazione tra i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario?


avvocatessa Maiko Tagusari

avv. Tagusari: Non è affatto vero che la magistratura giapponese sia sottomessa all'esecutivo, benché formalmente i giudici della Corte Suprema vengono nominati dal governo.

Anzi, direi che la magistratura è estremamente sensibile a questo genere di critiche, quindi molto spesso, prima che gli altri si pronuncino su determinate questioni, esprime il proprio parere anticipatamente, e di conseguenza le mosse risultano spesso assai politiche.

Le posizioni della magistratura sono spesso conservatrici, ma quando la tendenza generale si mostra troppo reazionaria, capita che adotti misure correttive.

È vero invece che, per quanto riguarda i processi penali, le autorità giudiziarie giapponesi spesso fungono, di fatto, da portavoce dei giudici inquirenti.

 

-- In Giappone, esiste il problema del razzismo, come negli Stati Uniti, nella scelta di chi viene condannato a morte? C'è discriminazione verso gli individui più deboli della società?

 

T.: Si può dire che chi viene facilmente coinvolto in un crimine appartiene spesso al ceto socialmente debole (poveri, emarginati ecc.), ed è vero che quando gli inquirenti sospettano qualcuno potrebbero indiziarlo più facilmente condizionati dai pregiudizi verso i soggetti "anormali" (poveri, senza lavoro fisso, single nonostante l'età, soggetti con problemi mentali ecc).

Forse non si può dire che ci siano pregiudizi razziali e discriminazione diffusi a priori.

Ma il problema è che durante un processo queste condizioni, l'handicap sociale o economico, non vengono prese in considerazione a dovere; per i giudici contano soltanto i fatti e le conseguenze, non il loro background.

 

-- Con l'introduzione della giuria popolare, secondo lei in futuro le condanne a morte aumenteranno, dal momento che la maggior parte dell'opinione pubblica è a favore? Oppure pensa che questa possa offrire un'opportunità per portarel'opinione pubblica verso l'abolizione?

T.: È passato appena un anno da quando sono cominciati i processi con questo nuovo sistema, e penso che sia ancora prematuro pronunciare un parere. Comunque, potrei dire due cose.

La prima è che si sta già accentuando una bipolarizzazione delle sentenze: se i giudici popolari tendono a identificarsi con le vittime, la pena diventa per forza più severa.

Però potrebbe accadere anche il contrario: capire le ragioni dell'accusato.

E prendendo in considerazione le sue condizioni sociali, potrebbero chiedere una sospensione condizionale della pena con libertà vigilata. In effetti, c'è un notevole aumento delle sospensioni condizionali vigilate per i casi in cui, se a stabilire la sentenza fossero stati soltanto giudici professionisti, la pena sarebbe stata sicuramente molto più severa.

Il secondo punto riguarda l'esame dei fatti:  rispetto ai giudici professionisti i giudici popolari sono molto più attenti a esaminare ogni dettaglio. Mentre i giudici professionisti - e non di rado anche gli avvocati – tendono a lasciarsi condizionare da numerosi casi già visti e, in base a questi, diventano prevenuti ed esaminano i casi in modo molto meccanico e distratto, i giudici popolari prendono le cose molto più seriamente.

Di certo, dobbiamo stare attenti che i giudici popolari non subiscano l'influenza eccessiva degli inquirenti; noi avvocati difensori dobbiamo impegnarci di più.

Come tanti altri paesi - credo - la gente comune prende alla lettera ciò che dicono i media, sempre impegnati a presentare i casi nel modo più sensazionale possibile.

Per quanto spendano parole per spiegare una versione diversa dei fatti, gli avvocati difensori vengono ascoltati poco o nulla.

Di fronte ai media, gli inquirenti sono decisamente più bravi, addestrati organicamente molto meglio di noi, purtroppo.

 

-- Ora c'è un nuovo ministro della Giustizia: Minoru Yanagida al posto di Keiko Chiba. Qual è la prospettiva sul versante della pena di morte in Giappone?


T.: Noi abolizionisti, in realtà, temevamo molto le possibili esecuzioni da parte di Keiko Chiba, nota abolizionista ma soggetta afortissime pressioni da parte dei burocrati.

Non era una persona di carattere forte, determinata, non voleva dispiacere nessuno, quindi non sarebbe stato molto difficile per i burocrati manovrarla.

Ora, innanzi tutto, dobbiamo far sì che il suo successore non abbandoni quel poco che la Chiba è riuscita a fare; avviare il lavoro della commissione interna sulla pena capitale che ha creato lei per sollevare un dibattito, rendere più trasparente la realtà della giustizia.

C'è anche il gruppo di lavoro creatosi nel Partito Democratico; spingere il nuovo ministro a mantenere e proseguire queste iniziative è davvero il minimo che dobbiamo tentare.

Il neo ministro Yanagida è un neofita in materia di giustizia. Sembra incomprensibile, ma non è la prima volta che succede in questo paese. È stato nominato ministro solo perché è stato eletto deputato e poi senatore ben cinque volte consecutive, quindi era l'ora che avesse un incarico di ministro, non importava quale. - Per fortuna, come suo vice è stato nominato un esperto; e per i primi tempi i burocrati si occuperanno di tutto in modo che il ministro sappia affrontare adeguatamente il parlamento.

Occorre, dunque, approfittare della sua impreparazione. Non possiamo perdere un minuto per "educarlo" a nostro modo.

 

-- Dunque, non c'è qualcosa che possiamo fare dall'Italia?

T.: Penso di sì. Fare pressioni attraverso i canali diplomatici e politici è sempre importante sia da parte dell'Italia che del Vaticano.

Il destinatari potrebbero essere il Ministero della Giustizia, i parlamentari, il Partito Democratico. Sarebbe più efficace se i cittadini italiani chiedessero all'ambasciata italiana a Tokyo di consegnare ufficialmente al ministro della giustizia giapponese le lettere o le firme raccolte dai cittadini, tutte insieme.

Anche quando si mandano delle lettere è meglio indirizzarle al suo ufficio nel Senato e non al Ministero - perché mandandole individualmente al Ministero finiranno nelle mani dei burocrati che, semmai, comunicheranno al ministro il numero di lettere ricevute, e dopo un anno le carte finiranno nella spazzatura.

 

                            Intervista realizzata da  Y.Saito  a Tokyo il 28 settembre 2010

                                                              logo della campagna giapponese contro la pena di morte

Note:

Avvocato Maiko Tagusari è il segretario del Center for Prisoners' Rights, un'organizzazione non governativa giapponese molto attiva sia in Giappone che all'estero.
Oltre alle attività professionali dell'avvocato penale, partecipa a numerosi incontri e conferenze nazionali e internazionali.

Link; http://www.jca.apc.org/cpr/ (giapponese)

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