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IL DIRITTO DEI BAMBINI - la cittadinanza dei figli che nascono da coppie "miste"

Se un uomo giapponese riconosce un bambino come suo iglio naturale, allora quel bambino è giapponese.
Yukari Saito (scritto per Internazionale)
Fonte: Internazionale n.749 del 20/26 giugno 2008

da Shukan Asahi del 20 giugno 2008

Shukan Asahi

Con questo spirito, il 4 giugno scorso la corte suprema di Tokyo ha accolto i ricorsi di
dieci ragazzi nati da coppie non sposate di madri filippine e padri giapponesi, dichiarando
incostituzionale la legge che negava la cittadinanza ai igli naturali di coppie miste.

Lo ius sanguinis adottato dal paese, infatti, limita questo diritto ai igli di madri giapponesi,
a quelli di coppie miste sposate, e ai igli riconosciuti prima della nascita dal padre 

giapponese. Secondo i giudici queste limitazioni violano il principio costituzionale secondo cui la legge è uguale per tutti. È l’ottava volta che la corte suprema afferma l’incostituzionalità di una legge dello stato. In generale, i mezzi d’informazione hanno reagito positivamente alla sentenza. Molti commentatori apprezzano la volontà della giustizia di stare al passo coi tempi e di riconoscere che non è il matrimonio il mezzo necessario a dimostrare il legame con il paese del genitore.

Secondo il settimanale Shukan Asahi, “le circostanze in cui nasce un bambino non devono discriminarlo, perché non ne è responsabile”. E aggiunge che “questa sentenza potrebbe portare al Giappone centomila nuovi cittadini”.

Una boccata d’ossigeno per un paese in crisi demograica.

 

 

 

 

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